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Lu fistinu di Santu Vitu fu istituito nel XVII secolo per celebrare il martire concittadino San Vito, che nel 1614 fu nominato compatrono della città assieme al SS.Salvatore. Questa festa, che si svolge nella seconda metà del mese di agosto, si articola in diverse manifestazini religiose e folkloristiche quali: "lu iocu di focu addiunu", "sacra rappresentazione della vita e del martirio di S.Vito", "lu iocu di l'antinna", processione storico ideale a quadri viventi" e infine "sagra del pesce". Il festino si apre con l'annunzio. Un corteo composto da dodici elementi in costume spagnolo del XVII secolo (il festino fu istituito infatti durante il regno di Filippo I II di Spagna) esce dal Palazzo Vescovile e si snoda per le vie della città. Nel gruppo dell'annunzio sfilano il
paggio che porta un rotolo di pergamena dove è scritto l'annunzio letto dal l'araldo, l'alfierea cavallo con la bandiera municipale, accompagnato dal palafreniere, dai tamburinai e trombettieri e infine dai vessilliferi con le insegne dei quattro quartieri storici di mazara (Torre Bianca, Torre Marte, San Francesco e San Giovanni). Molto suggestiva è inoltre la processione che si svolge prima dell'alba quando il simulacro argenteo del Santo viene trasferito dal monastero di S.Michele in Cattedrale da dove parte la lunga fiaccolata per accompagnare il Santo nella chiesa a lui dedicata a lui dedicata difronte al mare sulla spiaggia di levante. Chiudo nel rito "lu iocu di focu addiunu" cioè i giochi pirotecnici sullo sfondo del lungomare. La manifestazine più caratterizzante rimane la processione storico ideale a quadri viventi che rievoca i tratti più salienti della vita del Santo concittadino che con le sue virtù preservava la città dai pericoli di fame, pestilenza, carestia, terremoti e assalti pirateschi. Infatti per antico cerimoniale la città, durante la festa, consegna al Santo Patrono le chiavi d'argento a significare la richiesta di protezione. La processione prevede la sfilata per le vie della città di carri allegorici. Apre la processione una giovane donna con in mano una coppa, nell'atto di allattare un serpente, che rappresenta la Mazara del "nutrit alios et spernit suos" (nutre gli altri cioè gli stranieri e sprezza i suoi figli), antico stemma della città. A questa figura seguono i carri della Fede, della Speranza e della Fortezza le virtù di cui diede prova S.Vito nella sua vita e con il suo martirio. A carri seguono i quadri viventi che rievocano la vita del Santo: l'infanzia, la persecuzione e il martirio. Il primo infatti presenta la nobile famiglia di S.Vito: suo padre Ila, con Vito infante circondato da servi ed ancelle. Il secondo carro rappresenta la corte imperiale: Diocleziano con la figlia Valeria guarita meracolosamente da S.Vito tra i senatori e il governatore romano Valeriano. Il terzo presenta la comunità cristiana di Roma (a cui S.Vito aderi) rappresentata dal Papa Marcellino circondato da sette diaconi. Dopo questi segue il carro di S. Vito all'età del martirio ( 16 - 18 anni) tra Modesto e Crescenza e dietro di lui le ancelle recanti le palme, segno del martirio, gli angeli e il carnefice. Chiude la processione il carro con la statua argentea del Santo traenato dai pescatori mazaresi in costume tradizionale. I festeggiamenti si concludono con l'imbarco del Santo su un peschereccio, la benedizione del mare e il lancio di una corona d'alloro in memoria dei marinari mazaresi morti in mare. Così si vuole raccontare e ricordare la storia di un giovinetto cristiano che nato a Mazara nel 286 fu martirizzato a Roma (tra il '300 e il '304) per la sua fede che mai rinnegò.